gare 2010


Vienna city marathon - 18 aprile 2010

Autore: Antonello Tiana

La 27^ edizione della Maratona di Vienna, del 18 aprile 2010, rimarrà impressa in maniera indelebile nella mia memoria, ma non certo per la positività del suo epilogo.
Arrivo all’appuntamento con la gara in precarie condizioni  sia fisiche (da circa un mese e mezzo ho un costante calo di forma che non accenna a fermarsi, di riflesso non riesco a svolgere allenamenti di qualità con conseguenti ricadute dal punto di vista prestazionale e psicologico), che di salute (domenica 11 aprile 2010 ho contratto un virus intestinale che mi ha molto debilitato, mercoledì 14 è sopraggiunta anche l’influenza, con febbre e raffreddore).
Ne consegue che per tutta la settimana prima della maratona non sono potuto uscire una sola volta  (e questo, si sa, è un male), non che dovessi rifinire granché, ma almeno avrei potuto saggiare le condizioni generali e impostare, a maggior veduta, una strategia di gara il più attagliata possibile.
Tant’è, non mi è mai piaciuto piangere sul latte versato quindi mi sveglio domenica mattina consapevole di dover portare a termine la gara il più dignitosamente possibile.
Sveglia alle 05.45, colazione, vestizione, ripasso mentale del percorso e alle 07.10, insieme a Sandro Obinu e Giampaolo Cau (occupiamo un appartamento ciascuno nello stesso palazzo in centro a Vienna) raggiungiamo la metro da dove, una volta incontrato Gianni Massidda, raggiungiamo la zona di partenza della maratona. Sulla metro ci sono molti runners, si respira un’aria euforica, e anch’io, nonostante tutto, non vedo l’ora di cominciare.
Siamo sulla grande strada a due carreggiate, separate da un gard rail, da dove alle 09.00 partirà la gara. Il danubio è li davanti a noi a un solo chilometro. I blocchi di partenza sono sei: sulla destra della carreggiata partiranno alle 08.59 i top runners, dietro di loro, alle 09.00 sarà la volta del blocco rosso (accreditati di un tempo sotto le 3 ore), del blocco azzurro, primo blocco di partenza della carreggiata sinistra (tempo dalle 03.00 alle 03.30), nel quale ci siamo io e Sandro, ed infine del blocco giallo, subito dietro quello rosso, dove si trovano Gianpaolo e Gianni. Alle ore 09.04 partiranno invece il blocco verde, posizionato dietro a quello azzurro (tempo dalle 04.00 a 04.30) e i due blocchi neri, uno per ogni carreggiata (oltre le 04.30).
I due blocchi di partenza sono sfalsati di circa 200 mt a favore di quello di destra, gap che verrà comunque recuperato alla rotonda del 2° km quando le due correnti di corsa si uniranno in un’unica carreggiata.
L’aria è fredda e frizzante e la temperatura è piuttosto bassa, complice anche un discreto vento che si incanala tra i palazzi e che contribuisce ad acuire la sensazione di disagio; decidiamo di aspettare un po’ prima di cambiarci ma alla fine il tempo stringe e, alle 08.15 consegniamo le sacche agli addetti alla raccolta. Decido per un abbigliamento leggero: canotta e pantaloncini estivi corti. Dopo esserci salutati con Gianni e Gianpaolo, io e Sandro raggiungiamo il nostro blocco di partenza; siamo proprio sulla linea del via, sotto lo striscione, ci sono altri atleti li con noi ma è una strana sensazione essere in quella posizione in una maratona internazionale, non vedere una miriade di teste davanti a te ma solo la strada deserta.
Ci sono 31.400 partenti (maratona, mezza maratona e maratona a staffette), tra i quali anche noi, ed è sempre una grandissima emozione poter dire d’esserci.
Il via viene dato puntuale, sono le 09.00. Primo km e mezzo è da brividi, c’è una marea di gente, attraversiamo un ponte immenso che attraversa il Danubio e due canali artificiali laterali: uno spettacolo. C’è però freddo, il vento soffia trasversale alla corsa e non fa fatica a entrarti nelle ossa (fa capolino nella mia mente il primo dubbio circa la bontà della scelta d’abbigliamento). Tuttavia i primi km scorrono via abbastanza bene, forse un filo troppo veloci (siamo sui 4’.55’’), ma per ora va bene così. I km continuano a passare regolari, la strada presenta diversi impegnativi saliscendi insidiosi; il vento ora è più forte e freddo e in alcuni tratti rallenta notevolmente l’andatura, ma si va avanti lo stesso.
Al 10° km le sensazioni sono ancora discrete; ho bevuto ad entrambi i ristori e ho mangiato due caramelle energetiche (non voglio correre rischi di crisi); la media generale è leggermente salita a circa 4’.56’’ ancora buona per me oggi.Siamo al 15° km Sandro ha una buona corsa, è tranquillo, rilassato, mentre io comincio a sentire un po’ di disagio, una sensazione indefinibile, che giustifico con la condizione di forma approssimativa. La media è ancora piuttosto buona: 4’.58’’ - 4’.59’’ . Al 16° km, nei pressi del castello di Schonbrunn, vedo mia moglie e mie figlie (che già ci avevano atteso al 2° e 9° km) che ci incitano a gran voce: brividi d’emozione. Il pubblico è grandioso, in alcuni tratti e davvero numeroso e ci incita in maniera ritmata ed incessante. I km successivi, fino al 20° circa ,sono tutti in costante salita e qui le mie precarie condizioni mi fanno pagare dazio. Passiamo il 20° km a 5‘.01’’ - 5‘.02’’ di media; realizzo che sto andando ancora troppo forte ma ho la presunzione di poter controllare ancora agevolmente la situazione: quello che segue dice che avevo torto. Tra il 23° ed il 24° km prima avvisaglia del disastro imminente con l’arrivo contemporaneo di crampi al quadricipite femorale e polpaccio sx; niente panico, mi dico, rallenta e cerca di rilassare i muscoli. Dopo poche centinaia di metri arriva, improvviso un forte dolore al ginocchio sx che, giocoforza, mi costringe a rallentare ancora. Mi sfilo dalla scia di Sandro (al quale non dico nulla per non condizionarne la gara, lui insegue il suo PB) e rallento ancora; al 26 Km mi attendono ancora i miei familiari e vorrei passargli vicino ancora correndo, ma il dolore è incessante e crescente. Rallento ulteriormente e riesco a transitare davanti ai miei cari ancora sorridente: 300 mt dopo cedo al dolore e mi fermo. Massaggio la gamba e dopo alcuni secondi tento di ripartire ma non ci riesco, ho difficoltà anche a camminare, ci riprovo, ma riesco solo ad alternare brevi tratti alternando cammino e una corsa leggera nella speranza che così il dolore passi. Nei successivi 4 km tento di ripartire 6 - 7 volte ma all’ultimo tentativo forse per il dolore, o per il freddo, o per la tensione, non so precisamente cosa, mi devo fermare in preda a una serie di conati di vomito (erano decenni che non mi succedeva). La prendo male, molto male; la vivo come un’umiliazione, tradito dal mio corpo (che non riesco a controllare) davanti a tante persone (alcuni si fermano, mi rivolgono frasi di conforto: io li ringrazio e cerco di minimizzare). Sento quell’essere strisciante dell’autocommiserazione che cerca di farsi largo nella mia mente per indurmi a mollare; ma io non voglio lasciare, devo andare avanti. Sento l’adrenalina che sale, mi scuoto dal torpore che mi avvolge, ho freddo, tanto freddo, ma la medaglia rimane appesa dietro al traguardo e io, costi quel che costi, voglio quel simbolo.
Da qui in avanti cammino, per lunghi tratti zoppico; mi raggiunge dapprima Gianpaolo che , dopo essersi sincerato delle mie condizioni (ed essere stato rassicurato) prosegue la sua gara (la concluderà con un buon 3.39’, alle spalle di Sandro, che finirà in 3.37’, suo nuovo PB). Sul lungo rettilineo del parco, mentre sono fermo a fronteggiare l’ennesimo crampo, vengo raggiunto da Gianni che vedendomi sofferente si ferma e, dopo aver visto la mia cera, mi consiglia di non correre più e di camminare fino al traguardo: lo rassicuro, sto già camminando e camminerò fino alla fine (Gianni finirà in 3 ore e 58’).
Prima dell’arrivo, invero, ho tentato ancora di corricchiare ma i dolori e la paura di non riuscire a raggiungere il traguardo neppure camminando mi hanno fatto (saggiamente) resistere.
Ho patito due brutte crisi di freddo (mi battevano letteralmente i denti) determinate dal fatto che camminando non riuscivo a scaldarmi, che hanno messo a dura prova la mia determinazione (se qualcuno mi avesse gettato un indumento caldo sulle spalle non so se sarei riuscito a proseguire).
Raggiungo finalmente il 42° km, prima di imboccare la passarella finale, posta tra due immense tribune gremite all’inverosimile, riesco a corricchiare fino al traguardo giundendoci a braccia alzate e sentendomi comunque protagonista nonostante il tempo finale sia impietoso: 4.38‘.10‘’.
Sette mesi fa, a Berlino, feci il mio PB (3.22.07); certo Berlino non è Vienna, quest’ultima ha un percorso decisamente più impegnativo, ma non avrei mai creduto di regredire in questo modo, seppure vittima di mille problemi.
La maratona  è anche sofferenza ma non deve trasformarsi in un calvario; certo, rimane la soddisfazione di aver portato a termine la gara, ma il prezzo che ho dovuto pagare è stato davvero troppo alto…. anche se, alla fine, ne è valsa la pena.
Infine, nota di merito all’organizzazione che ha gestito la manifestazione in maniera degna di un evento internazionale; abbondanti i ristori (con acqua, integratori, coca cola e frutta a volontà), finalmente piena la sacca consegnata a fine gara con tutto il necessario per reintegrarsi, bella, bellissima, la medaglia a suggello della prova (anche della mia).

Antonello Tiana


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